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AIAM è andata a scuola...

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... anzi, all’asilo!

 

Da sempre la nostra associazione ha voluto cercare di coniugare assieme la passione per l’acquariofilia con l’amore per il nostro mare ed i suoi abitanti. Certo, il compito non è sempre dei più facili, perché sotto sotto nell’animo di ogni acquariofilo c’è un po’ di egoismo, non fosse altro per quel voler avere in casa un pezzetto di mare.

Ma c’è modo e modo. E il modo di AIAM è sempre stato quello di cercare di farlo con il massimo rispetto possibile, sia puntando a migliorare e propagandare i concetti per un’ottimale gestione dell’acquario stesso, in modo da offrire agli eventuali “ospiti” il miglior ambiente possibile, sia cercando di fare divulgazione su temi di biologia ed ecologia, proprio a salvaguardia dell’ambiente marino.

Il primo passo per chi vuole proteggere il mare è quello di conoscerlo. Il secondo passo è quello di diffondere questa conoscenza. E anche un acquario, se gestito con intelligenza e sensibilità, può essere un modo per far vedere (anche a chi altrimenti non ne avrebbe la possibilità) le meraviglie del mondo sommerso. Farne apprezzare i colori, farne conoscere gli abitanti e le loro caratteristiche e curiosità.

Per questo il sito di AIAM sempre più cerca di arricchirsi di schede e documenti sugli organismi del mediterraneo e sull’ambiente marino in generale.

 


 

Per questo, inoltre, AIAM ha finanziato interamente un progetto didattico - link al “progetto”-, il primo nel suo genere, (ma speriamo possa fungere da “apripista” per altri volenterosi) per portare un pezzetto di mare anche in una scuola. O più precisamente, in una scuola dell’infanzia del Comune di Muggia, in Provincia di Trieste. Più precisamente ancora, nella scuola Borgolauro, dell’Istituto Comprensivo G. Lucio, nella sezione degli “eterogenei” (classe mista con bambini tra i 3 ed i 6 anni d’età).

Grazie alla collaborazione delle maestre, all’autorizzazione della dirigente scolastica, ed al più che positivo riscontro da parte dei bambini (e dei loro genitori) è stato possibile sperimentare l’allestimento e la conduzione di un piccolo acquario marino mediterraneo, dedicato ad ospitare e far conoscere ai bambini alcuni dei tipici abitanti del litorale muggesano e triestino.

Le esigenze di spazio e di sicurezza hanno fatto cadere la scelta su un acquario di piccole dimensioni, per la precisione un Tetra Discoveri Line da 30 litri, già accessoriato con coperchio, filtro interno ed illuminazione. Per ossigenare e movimentare l’acqua si è fatto ricorso ad un aeratore interno della Hydor, corredato tra l’altro di tre led blu per dare anche un po’ di coreografia al tutto. L’acquisto del materiale è stato interamente finanziato dall’associazione.

Il 27 aprile 2011 mi sono recato all’asilo per allestire la vasca. I bambini, seduti in semicerchio per quasi un’ora, hanno assistito ed hanno partecipato in prima persona all’allestimento, sistemando le pietre sul fondo e facendosi passare di mano in mano due scheletri di Spaerechinus granularis (riccio di prateria) e due conchiglie di Halyotis lamellosa (orecchia di mare), che poi sono finiti anch’essi sul fondo dell’acquario.

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Ho mostrato ai bambini il riempimento con acqua marina naturale, e spiegato il funzionamento del filtro interno, per l’occasione caricato semplicemente con lana di perlon (a sua volta fatta passare prima di mano in mano). L’avvio dell’aeratore e l’accensione della luce, nonostante l’acqua ancora torbida, hanno già avuto, da subito, un effetto catalizzatore dell’attenzione dei bambini.

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Per una settimana l’acquario ha “girato” senza nessun organismo.

 

La settimana successiva sono tornato nella classe, ed i bambini sono stati coinvolti nel primo inserimento di organismi viventi. La scelta degli organismi, naturalmente, è stata effettuata avendo innanzi tutto riguardo verso le loro possibilità di sopravvivenza (e di non sofferenza) in una vasca così piccola e condotta in modo estremamente “minimalista”, e poi con l’intento di far conoscere ai bambini, e far loro “toccare con mano” (nel vero senso dell’espressione) quegli animali tanto comuni presso le nostre spiagge, ma nel contempo, spesso, semisconosciuti.

Dopo un rabbocco ed un cambio di quasi dieci litri (pratiche di gestione che poi, anche nelle settimane successive, i bambini hanno perfettamente compreso ed assimilato), sono stati inseriti: un piccolo paguro (Clybanarius erithropus), due gamberetti Palaemon serratus (“schile” in dialetto triestino), un riccio di mare di colore viola, un paio di piccole lumache di mare Modonta sp (“naridole”, sempre in dialetto triestino), ed un’appariscente stella serpentina Ophioderma longicaudum di colore nero, che con i suoi 15 cm abbondanti di diametro ha destato una certa impressione.

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Contestualmente sono state distribuite ai bambini delle schede da colorare, relative agli organismi inseriti nell’acquario.

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L’acquario ha dimostrato di “reggere” bene la temperatura pur alta e l’assenza di uno skimmer. Chiaramente l’alimentazione degli organismi è stata ridotta al minimo indispensabile, cercando di non appesantire il sistema e di non compromettere la qualità dell’acqua.

Per il periodo successivo si è proceduto a cambi d’acqua settimanali di poco inferiori ai dieci litri (sempre con acqua marina naturale e sempre con “l’assistenza” dei bambini.

E’ stato inserito un murice (Hexaplex trunculus, che i bambini hanno “annusato” per sentire “odore di mare”!), una piccola Anemonia viridis (che ha destato molto interesse e curiosità, e della quale è stata spiegata la capacità di “urticare” le proprie vittime), e per finire il primo (e unico) pesce ospitato: un Gobius paganellus (ghiozzo paganello, “guàto” in triestino), che ha dimostrato di adattarsi presto e bene al nuovo ambiente, finendo persino per venire a prendere il cibo (granuli e artemia liofilizzata) direttamente dalle mani.

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Altre schede colorate dai bambini, ed altri disegni nati direttamente dalla loro fantasia (sempre con la guida ed il supporto delle maestre) hanno ulteriormente dimostrato il loro interesse per quel piccolo pezzetto di mare ospitato in classe.

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Nel periodo successivo, che si è protratto per tutto il mese di maggio e per la prima settimana di giugno, la sfida principale è stata quella di combattere in qualche modo contro l’alta temperatura della classe, che naturalmente si ripercuoteva sulla temperatura dell’acqua nella vaschetta.

Alla fine ho preferito tenere un po’ aperto il coperchio, per favorire un po’ l’evaporazione e procedere piuttosto a rabbocchi di maggior entità.

 

Nell’ultimo periodo è stato inserito soltanto un piccolo granchio, che i più coraggiosi dei bambini hanno provato a toccare sul carapace, e che una volta in acquario è subito entrato in competizione per il cibo con il ghiozzo, dando vita a qualche “siparietto” interessante

Gli alunni della classe hanno continuato a partecipare attivamente ai momenti di somministrazione di cibo, ai rabbocchi ed ai cambi d’acqua, fino al giorno 6 giugno, quando è giunta l’ora della dismissione della vasca e della liberazione degli organismi.

Davanti alla solita “piccola platea” entusiasta, ho vuotato parzialmente l’acquario (mostrando la lana di perlon del filtro che da bianca era diventata ormai marrone scuro), poi sono state tolte tutte le rocce (messe in un secchio con un po’ d’acqua) e infine tutti gli organismi (messi in un altro secchio).

Con l’occasione, naturalmente, i bambini hanno potuto di nuovo “manipolare” quasi tutti gli animali, eccetto l’anemone ed il ghiozzo che sono stati comunque osservati da vicino.

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Le maestre hanno quindi accompagnato la classe fuori dall’edificio scolastico, e tutti assieme ci siamo recati al vicino porticciolo, dove gli organismi sono stati liberati. La scelta del luogo per la liberazione ha avuto come priorità quella di garantire la sicurezza dei bambini, e la loro possibilità di assistere “in prima fila” alle fasi della liberazione. Il luogo si presentava ricchissimo di vita e con acqua molto limpida, e pur trattandosi di un ambiente “artificiale” si adattava bene all’habitat degli animali re-immessi in libertà.

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Gli animali sono stati liberati uno ad uno, vivacemente salutati dai bambini.

 

Personalmente mi sento di dire che l’esperienza, per quanto di breve durata, mi ha dato moltissima soddisfazione. I bambini sono attratti dalla natura, dagli animali, e sono molto incuriositi dall’osservazione di quello che, solitamente, non si può vedere. Da questo punto di vista un acquario, anche se piccolo, rappresenta una finestrella sull’ambiente marino: una finestrella alla quale anche i bambini possono affacciarsi con facilità. Il riscontro, dal punto di vista del loro interesse e del loro entusiasmo, è andato al di là delle mie aspettative.

 

Ringrazio la dirigente scolastica e le maestre che hanno reso possibile questa sperimentazione.

Ringrazio naturalmente AIAM che ha messo a disposizione i mezzi finanziari per portare avanti il progetto.

Ringrazio tutta la comunità del forum di AIAM che, attraverso la partecipazione dei soci e dei simpatizzanti, mi ha consigliato e sostenuto nello sviluppo del progetto.

Un grazie ai genitori dei bambini, che hanno acconsentito alla pubblicazione delle foto sul nostro sito.

Un grandissimo grazie, infine, a tutti i bambini della sezione C della scuola d’infanzia Borgolauro, che col loro entusiasmo e la loro gioia hanno dato un senso a tutto questo.

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Arrivederci al prossimo anno (speriamo)!

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