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Ophioderma longicaudum: temibile predatore, o utile spazzino?

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Ophioderma longicaudum: temibile predatore, o utile spazzino?


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Da sempre ho trovato l’Ophioderma longicaudum un animale affascinante. Non so spiegarne il motivo: forse perché qui nel Golfo di trieste, seppur comune, non è facilissima da trovare e di solito per andare “a colpo sicuro” bisogna indovinare il luogo adatto, e il più delle volte ad almeno 4/5 metri di profondità. Forse perché, a differenza di tutti gli altri Echinodermi che mi è capitato di vedere, è un animale molto rapido, sicuro nei movimenti, lesto a darsi alla fuga, veloce nel raggiungere il cibo. Forse per l’idea di forza e robustezza che trasmette (al contrario delle altre ofiure), soprattutto quando ti trovi tra le mani un esemplare di 20 o 30 cm di diametro che si divincola per liberarsi.
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Quale ne sia il motivo, per la mia vecchia vasca med e per quella attuale non ho avuto nessuna esitazione, e le Ophioderma longicaudum sono state tra i primi ospiti. Con la nuova vasca, poi, la scelta è stata particolarmente “mirata”: ho trovato un luogo dove, a profondità di circa 4 metri, su un fondale sabbioso/fangoso misto a sporadiche rocce, ce n’erano davvero molte. Ho potuto così sbizzarrirmi nel trovare esemplari di dimensioni non eccessive (tra i dieci e i 15 cm di diametro) e colorazioni varie (dal nero uniforme, alle bande chiare e scure con macchie rosse sul corpo).

 

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Sono animali molto interessanti da osservare in vasca: tendenzialmente schivi nelle ore diurne, durante le quali preferiscono stare al riparo sotto o tra le rocce, si scatenano letteralmente quando sentono “odor di cibo”, uscendo veloci dai loro nascondigli e scandagliando il fondale alla ricerca dei residui non mangiati dai pesci. A questo proposito ho notato che, con l’illuminazione a led che monto attualmente, le Ophioderma se ne stanno molto spesso all’aperto anche durante il giorno, a prescindere dalla presenza di cibo: ma anche in questo caso, appena comincio ad alimentare, la “trasformazione” è immediata e tutte si animano ed incominciano ad “andare a caccia”.

 

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Dal mio punto di vista, trovo che siano estremamente utili per la pulizia del fondale e degli spazi tra le rocce. Non è raro vederle lottare tra loro per contendersi un pezzetto di gambero o di cozza, o farsi avanti spudoratamente per sottrarlo ad altri animali pulitori: la capacità con la quale “fiutano” la presenza di cibo (anche in sospensione) e l’abilità con la quale lo afferrano con le lunghe braccia, per poi arrotolare velocemente il braccio su sé stesso a protezione del “boccone” catturato, sono davvero impressionanti (per non parlare di quando si alzano con il corpo facendo leva sulle braccia e gonfiandosi per apparire minacciose di fronte ad un potenziale aggressore). Di certo è ben poco quello che può sfuggire alla loro ricerca.  

 

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Proprio su questo punto va aperta un parentesi: si tratta di animali molto voraci, che non fanno differenza tra un boccone di cibo ed un organismo in difficoltà: un pesce ammalato che stazioni sul fondo, un gambero spaesato perché appena messo in vasca, tutto può essere una potenziale preda per un’Ophioderma. Anche altri invertebrati particolarmente delicati (mi viene in mente, in particolare, Anthedon mediterranea) hanno poche possibilità di essere allevati in un acquario con una significativa presenza di Ophioderma. Per contro: a differenza di Asterina gibbosa non infastidiscono le ascidie e le oloturie: a differenza di Echinaster sepositus non hanno alcun interesse per le spugne; a differenza di Martasteria o Cocinaster non predano molluschi bivalvi. Ho ancora qualche dubbio sulla loro possibilità di predare piccoli Gasteropodi (come Nassarius sp.): di certo questi Gasteropodi hanno sempre avuto, stranamente, vita abbastanza breve nelle mie vasche, ma non ho mai assistito di persona ad episodi di predazione (cosa invece avvenuta con Astropecten spinulosus). Inoltre, dote questa apprezzabile per chi ha un dsb, ripuliscono spietatamente la superficie della sabbia, mentre non le ho mai viste scavare per predare l’endofauna presente nella sabbia stessa.

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Sul versante opposto, credo siano molto pochi gli organismi comunemente ospitati nelle nostre vasche che possano costituire un pericolo per le Ophioderma longicaudum; certamente temono i granchi, che ne possono mozzare le braccia per cibarsene; al contrario, un esemplare molto vivace di Coris julis che avevo nel precedente acquario e che aveva fatto letteralmente piazza pulita di tutte le Ophiotrix fragilis, non aveva mai nemmeno sfiorato le Ophioderma. Il grosso esemplare di Anemonia viridis che ospito in vasca ogni tanto ne afferra qualcuna coi suoi tentacoli, ma sempre ed immancabilmente l’Ophioderma si divincola e si libera con estrema facilità e apparentemente senza risentire del minimo danno.

 

Dal mio punto di vista (ma, sottolineo, si tratta di un’opinione assolutamente personale) la loro utilità in vasca è superiore alla loro potenziale dannosità: ragion per cui mi godo la presenza delle “mie” Ophioderma” che animano il fondale e la base della rocciata coi loro movimenti sinuosi.

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