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Cetorhinus maximus (Gunnerus, 1765) Organismo protetto.
Phylum Chordata
Classe Elasmobranchii
Ordine Lamniformes
Famiglia Cetorhinidae
Genere Cetorhinus
Specie maximus
Informazioni aggiuntive
Convenzioni di protezione e pesca/prelievo
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Barcellona Allegato 2 e 3 : L. 175, 27.05.99 BERNA Allegato 2 e 3
CITES Allegato 2 REDLIST

Inserito in RED LIST nel 2005 - valutazione VU
Nomi comuni italiani Squalo Elefante
Nomi comuni regionali e internazionali
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(I) Pescivacca o Squalu elefanti
In natura
Distribuzione Cosmopolita.
Mar Mediterraneo: Raro; stagionale. Cosmopolita nel Mediterraneo Occidentale, con sacche di abbondanza stagionali nel Mar Ligure e nelle coste Italiane Occidentali (Mar Tirreno); qualche volta Stretto di Messina, in piccoli gruppi; Canale di Sicilia , ma in apparenza piu' raro del Carcharodon; a Sud almeno fino alle Isole Kuriate (Monastir, Tunisia) annualmente, ma infrequente piu' a sud verso la Libia e oltre. Occasionale nel Mar Adriatico, anche meno nella sua estremita' nord; Penisola Balcanica fino al Mar Egeo, ma non e' comune.
Descrizione Squalo molto grande e piuttosto robusto con le fessure branchiali che quasi circondano il capo; sono presenti rastrelli branchiali sulle fessure; occhi piccoli; muso appuntito, qualche volta col rostro che appare quasi curiosamente deforme o curvato dorsalmente; bocca vasta e cavernosa con piccoli denti ad uncino; pinna dorsale triangolare che puo' perdere la rigidita' verticale sulla punta in eta' matura; seconda pinna dorsale considerevolmente piu' piccola della prima e situata leggeremente in avanti rispetto alla pinna anale; pinna caudale a mezzaluna con forti carene laterali sulla depressione dorsale, peduncolo ampio; presenza di infossature precaudali. Pinne pettorali relativamente lunghe, ma considerevolmente piu' corte della lunghezza della testa in eta' matura. Colorazione scura grigio-ardesia, grigio-oliva o vicino al nero sul dorso; qualche volta chiaro ventralmente ma con pustole e demarcazioni variabili che non devono risultare troppo distinguibili. Probabilmente si confonde col Carcharodon carcharias solo se visto in nuoto libero sulla superficie per via del profilo dorsale simile, ma altrimenti inconfondibile; e' il piu' grande pesce del Mediterraneo.
Caratteristiche Il massimo raggiunto dichiarato e' 15,2m, ma puo' essere non veritiero; molti riscontri risultano tra i 3 e i 9 metri. La taglia alla nascita e' sconosciuta; un esemplare libero di 165 cm e' forse indicativo di una variabilita' tra i 150 e i 170cm.
In cattività
Temperature Necessita di temperatura molto stabile.
Osservazioni Unico squalo mangiatore di plancton nelle acque del Mediterraneo, l'elefante e' individuato tipicamente sia da solo che in piccoli gruppi, incrociando lentamente sulla superficie con la pinna dorsale esposta e la bocca aperta a filtrare il cibo attraverso l'incanalazione di 2.000 tonnellate d'acqua ogni ora. Sebbene appaia tipicamente lento, questo potente squalo e' capace di brevi esplosioni di velocita' e, d'accordo con alcuni autori, persino di effettuare balzi fuori dall'acqua, quantunque cio' potrebbe indurre a confonderlo con lo squalo bianco. Specie pelagica costiera, lo squalo elefante spazia dalla linea di risacca delle spiagge fino lungo le coste rocciose; si trova bene anche al largo, su acque profonde. Spostamenti localizzati appaiono correlati con la concentrazione del plancton in superficie e appaiono annualmente negli stessi siti costieri favorevoli aggregati in diversi individui per mangiare (e possibile corteggiamento ?), mentre spesso mostrano anche una pronunciata segregazione sessuale. Il Mar Ligure e' apparentemente uno di questi luoghi di aggregazione (preferito anche dalle balene endemiche del Mediterraneo), cosi' come lo Stretto di Messina, durante i tardi mesi estivi. La cospiqua sparizione dalle acque di superficie costiere di questi squali durante i mesi invernali riveste un particolare interesse; alcuni autori hanno suggerito un movimento di massa verso acque profonde e un breve periodo dedicato all'ibernazione o ad un qualche modo di muoversi, energeticamente efficiente, a grandi profondita' al di la del margine continentale , durante il quale i rastrelli branchiali sono lasciati cadere per essere sostituiti; tuttavia soltanto le osservazioni a lungo termine con telemetrie satellitali di questi pesci serviranno a risolvere l'enigma. Per di piu' l'interrelazioni di questi squali nelle acque Europee e' sconosciuta; nella classe dimensionale degli esemplari del Mediterraneo (Italiani) predominano quelli sub-adulti. Analisi genetiche e osservazioni mirate di squali elefanti Mediterranei e (ad esempio) del Mare d'Irlanda, potrebbero essere utilizzate per risolvere il problema sulla gestione e conservazione nel NordEst Atlantico. Gli squali elefante si nutrono esclusivamente di organismi planctonici filtrati, e altri minuti crostacei. Si presumono ovovivipari, ma mancano dati sulla riproduzione, con soltanto una femmina gravida riportata nella (vecchia) letteratura, e non esaminata in dettaglio; il periodo di gestazione si assume lungo, possibile piu' di 3 anni e mezzo; i maschi e possibile che maturino da 6 a 7 anni ma il metodo della calibrazione dell'anello vertebrale richiede una conferma.
Difficoltà di allevamento
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6 - Lasciamo fare a Madre Natura
Commenti ed osservazioni
David W. Sims Gli squali elefante sono predatori molto più abili di quanto si pensasse finora. Secondo una ricerca pubblicata online sulla rivista "Journal of Animal Ecology", essi sono in grado di capovolgere le proprie abitudini natatorie (quelle di sommergersi all'alba e di nuotare in superficie al tramonto) per ingannare lo zooplancton che tenta di sfuggire alla cattura. Oltre a far nuova luce sul loro comportamento, lo studio ha importanti implicazioni per la conservazione di diverse specie di squali.
David Sims della Marine Biological Association e colleghi hanno esaminato il comportamento di quattro esemplari di squalo elefante (Cetorhinus maximus) - due nelle acque basse al largo di Plymouth e due nelle acque profonde a sud-ovest dell'Irlanda e nel mare di Clyde in Scozia - grazie a segnalatori che misurano la profondità della nuotata, la temperatura dell'acqua e i livelli di luce. I marcatori erano programmati per staccarsi a un certo punto dagli squali, galleggiare in superficie e poi andare alla deriva con le correnti come "messaggi in bottiglia" elettronici, fino a giungere in spiaggia ed essere trovati dal pubblico.
Se in acque profonde gli squali esibivano un comportamento natatorio normale (cercando lo zooplancton Calanus in superficie al tramonto e in profondità all'alba), gli scienziati hanno scoperto che gli animali nel canale della Manica facevano il contrario. Si tratta della prima volta che viene osservato un comportamento di questo tipo negli squali che si nutrono di plancton. Secondo gli autori, il risultato dimostra che gli squali rispondono ai cambiamenti nella migrazione verticale dello zooplancton, un comportamento evoluto nel tentativo di sfuggire alla cattura da parte dei predatori.

Data ultima revisione: 03/10/2013
Autore scheda: Antonio Nonnis: Webmaster di www.squali.com che gentilmente concede le informazioni.


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